NUOVE LINEE GUIDA PER PREVENIRE L’ALZHEIMER

Sono sette le linee guida per la prevenzione della malattia di Alzheimer dedicate a stili di vita e alimentazione, fissate da un pool di ricercatori internazionali considerati massimi esperti del settore e pubblicate a Maggio 2014 sulla rivista Neurobiology of Aging.

Una delle importanti indicazioni fornite dal gruppo di scienziati riunitisi nei mesi scorsi a Washington per iniziativa della Physicians Committee for Responsible Medicine, presieduta dal Prof. Neal Barnard, è quella del controllo dei livelli di assunzione di rame. Infatti, lo studio condotto su un campione di 3718 persone, dimostra i legami fra una dieta ricca di rame e le probabilità di insorgenza dell’Alzheimer in pazienti anziani: questi soggetti devono tenere sotto controllo l’assunzione del rame tramite l’alimentazione e controllarne i livelli regolarmente mediante un semplice test del sangue (C4D), la cui validità è stata confermata da un recente studio tutto italiano pubblicato su Annals of Neurology.

Questa ricerca, condotta dai Centri Fatebenefratelli di Roma (Isola Tiberina) e di Brescia, con l’Università Cattolica-Policlinico Gemelli, ha infatti dimostrato l’esistenza di un legame diretto tra male assorbimento del rame ed evoluzione della malattia di Alzheimer. A presentare l’importante risultato dinanzi ad una platea di 1000 medici riunitisi a Washington, Rosanna Squitti  ricercatrice AFaR dell’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina, capofila dello studio.

E proprio all’assunzione di metalli per via alimentare è dedicato un intero capitolo delle linee guida uscite dai lavori del Congresso.

Il rame è un elemento essenziale per la vita – sottolinea Rosanna Squitti – che introduciamo nel nostro organismo mediante la dieta. Le linee guida sono rivolte a chi presenta difficoltà nel metabolismo di questo metallo, ovvero lo elimina con più difficoltà. Pertanto prima di fare qualsiasi dieta, è necessario verificare tale stato. In particolare, le persone che hanno superato i 55 anni e sospettano di avere delle dimenticanze, oltre all’esame del colesterolo e alle altre indagini del caso, possono effettuare anche il test del rame Non-Ceruloplasminico, cosiddetto “tossico” o libero (non legato alle proteine)”.

Più concretamente, le nuove linee guida consigliano alle persone che si sono sottoposte a test C4D e presentano livelli fuori norma di rame libero nel sangue, di evitare l’assunzione di vitamine che contengono metalli. “A meno di indicazioni specifiche del medico curante (per problemi di anemia, ad esempio), questi complessi multivitaminici - continua la ricercatrice – sono dannosi e lo diventano ancor più se assunti congiuntamente a cibi ad alto contenuto di rame, come  il fegato, i frutti di mare, le ostriche e le cozze, che andrebbero  quindi consumati da queste persone in quantità moderate”.

Le sette linee guida per ridurre il rischio di malattia di Alzheimer sono:

1. Ridurre al minimo l'assunzione di grassi saturi e trans-insaturi. I grassi saturi si trovano principalmente nei latticini, nella carne e alcuni oli (oli di cocco e di palma). I grassi trans-insaturi si trovano in molti snack e merendine, e sono elencate sulle etichette come "oli parzialmente idrogenati" (N. Barnard, M.C Morris, J. Cooper, Fraser G.).

2. Consumare alimenti di origine vegetale. Ortaggi, legumi (fagioli, piselli e lenticchie), frutta e cereali integrali che dovrebbero sostituire carni e prodotti lattiero-caseari come fonti primarie della dieta. (C.A. De Jager, M.C Morris, G. Fraser).

3. Assumere 15 mg di vitamina E, dagli alimenti, ogni giorno. La vitamina E dovrebbe provenire da alimenti piuttosto che da integratori. Fonti alimentari ricche di vitamina E comprendono semi, noci, verdure a foglia verde e cereali integrali. La dose raccomandata di vitamina E è di 15 milligrammi al giorno (M.C. Morris).

4. Assumere un integratore con vitamina B12. La dose giornaliera raccomandata è pari a 2,4 microgrammi al giorno per gli adulti, e dovrebbe essere parte della nostra dieta quotidiana. Si consiglia di controllare i livelli ematici di vitamina B12 regolarmente, in quanto molti fattori, trai quali l'età, ne compromettono l'assorbimento (C.A. De Jager, M.C Morris, G. Fraser).

5. Evitare integratori e complessi multivitaminici nei quali sono presenti ferro e rame oltre la dose giornaliera consigliata, pari a 8 (uomo) o 18 (donna) milligrammi per il ferro e a 1 milligrammo per il rame. Assumere integratori contenenti ferro solo quando prescritto dal medico curante (A.I. Bush, A. Ceccarelli, R. Squitti, G. J. Brewer). E’ importante precisare che queste specifiche linee guida sono rivolte ad adulti e a persone che presentano anomalie nel metabolismo del rame, accumulandone in circolo concentrazioni elevate sotto forma di rame Non-Ceruloplasminico (rame libero) non legato cioè a proteine e pertanto in grado di oltrepassare la barriera che separa il sangue dal cervello. In questa forma il rame raggiunge le aree più ricche di proteina beta-amiloide, che forma le placche di Alzheimer nelle aree cerebrali che controllano la memoria. Il rame trasferisce a beta-amiloide le sue proprietà di catalizzatore, innescando reazioni di stress ossidativo che contribuiscono alla morte delle cellule cerebrali. E’ utile controllare i livelli di rame Non-Ceruloplasminico prima di iniziare qualsiasi dieta, e questo lo si può fare mediante il test del rame Non-Ceruloplasminico o C4D nel sangue. Solo le persone con risultati del test sopra soglia dovrebbero limitare l’assunzione di integratori e di cibi ad alto contenuto di rame, come il fegato di bovino adulto, i frutti di mare come cozze e vongole (R. Squitti).

6. Scegliere prodotti privi di alluminio. Sebbene l’effetto tossico dell’alluminio nella malattia di Alzheimer sia una questione ancora molto dibattuta, coloro che desiderano ridurre al minimo la loro esposizione a questo metallo dovrebbero evitare l'uso di pentole, antiacidi, lievito, o altri prodotti che contengono alluminio (N. Barnard).

7. 120 minuti di esercizio fisico ogni settimana. Introdurre esercizi aerobici nella routine, equivalente a 40 minuti di camminata veloce, tre volte alla settimana (K.I. Erikson).

“Resta fermo il fatto – conclude la Dott.ssa Squitti - che è sempre opportuno farsi seguire da un medico o un nutrizionista  che darà le indicazioni specifiche per ogni caso. Anche l’esercizio fisico compare tra le linee guida: fare attività fisica per 40 minuti al giorno aumenta il trofismo dei neuroni, ovvero la loro capacità di resistere ad eventi di degenerazione scatenate da alcune malattie come appunto l’Alzheimer”.